I colori vegetali, come estrarli e come usarli per tingere i tessuti Guida del di

Arredare e vestirsi con tessuti tinti da voi.

Interpretando il parere e il desiderio di molti che mi scrivono, approfondirò un poco l’argomento: tinture naturali per i tessuti.

Come alcuni di voi sapranno, durante i miei workshop sulla pittura sacra del Tibet, io uso quasi unicamente pigmenti minerali, trattati e preparati in modo tradizionale, triturando le pietre dure e semi-preziose e usando infine come mordente della semplice colla di coniglio. Ovviamente i pigmenti minerali sono i più usati nelle regioni Himalayane e questo è dovuto soprattutto alla scarsità di piante da cui trarre il colorante a quelle altitudini.

Eppure con il passare degli anni, dopo e durante la mia esperienza brasiliana, ho per curiosità cominciato ad usare anche alcuni pigmenti vegetali con profitto, soprattutto nella tintura e pittura di tessuti naturali quali il lino, il cotone, la seta, non trattati con la finalità di dipingere una tangka ( tessuto che si arrotola) tradizionale, ma con il semplice, grande piacere di apprendere ad usare ciò che la natura e, in questo caso il mondo vegetale, ci propone quotidianamente.

In questo mio “evolvermi” ho avuto una grande maestra: Susana Uribarri che nel suo atelier di tecniche pittoriche su tessuto nel centro di San Paolo e con i suoi meravigliosi progetti, mi ha spinto a provare tutto quello mi veniva in mente in fatto di piante e radici, e percorrere nuovi sentieri pur mantenendo sempre viva in me la fonte energetica dei colori primari.

Si possono estrarre sostanze coloranti da quasi tutti gli elementi, alberi, frutti, noccioli, insetti, molluschi- mi diceva- ma i colori più vivi che vediamo nei fiori, nei nuovi germogli dei vegetali esposti alla luce solare, sono in realtà i più delicati e i più difficili da estrarre. Al contrario , gli organi che rimangono occulti come le radici, le cortecce e lo stesso legno sono quelli che contengono in abbondanza i principi coloranti ”.

I colori organici più comuni in natura sono decisamente i rossi, i gialli e gli azzurri. Sembra strano ma i colori verdi sono i più rari da incontrare allo stato puro, tanto è vero che l’industria tessile normalmente li ottiene, da fonti minerali spesso molto velenose, come i verdi metallici, o dalla doppia tintura gialla e azzurra. Il colore nero in pratica non esiste nel mondo organico, i grigi scuri e i castagni si originano dall’alterazione o dall’ossidazione di materie che, quando non ossidate tingono invece di giallo ( cortecce e involucri dei frutti)

Ricordiamoci che stiamo preparando coloranti a base esclusivamente vegetale e dobbiamo sapere innanzi tutto che tingere una stoffa significa anche sapere come fissarne il colore. Pochi sono i coloranti vegetali che non hanno bisogno di essere fissati. Il fissativo per il colore si chiama mordente.

Le tinture naturali generalmente solo tingono tessuti di fibre naturali: seta, lana, lino, cotone, canapa. Uno dei mordenti più comuni e resistenti è l’allume di rocca o allume di potassio facilmente reperibile nelle erboristerie sotto forma di pietra o sale, mischiato insieme al cremore tartaro (Bitartrato di Potassio) che si trova o in farmacia o nei grandi supermercati nel reparto lieviti per dolci.

Come preparare un buon mordente per tingere i tessuti:
18 litri di acqua 115 grammi di allume, 30 gr di cremore tartaro X 500 gr di tessuto o filato in matassa asciutta.
Scaldare i 18 lt di acqua e dissolverci i 115 gr di allume e i 30 gr di cremore tartaro (ovviamente la stoffa o il filato che devono essere tinti devono essere ben lavati e soprattutto sgrassati) immergerci il tessuto e lasciar bollire lentamente per un ora, mischiando ogni tanto. Togliere il tessuto o il filato dall’acqua e sciacquatelo . Solo dopo di ciò si potrà applicare il colorante senza bisogno di farlo seccare.

Come preparare un colorante vegetale:
Tagliare in piccoli pezzi la materia vegetale prescelta (corteccia, rami, legno, radici o fiori), e lasciateli riposare per una notte in un poco d’acqua fredda. Il giorno seguente cuocetela per un ora e quando necessario potete aggiungere più acqua.
Stessa proporzione: per ogni 500 gr di tessuto da tingere o di filato in matassa dovete preparare 18 litri di colorante vegetale. Mettere a mollo la stoffa o il filato ancora bagnato dal passaggio nel mordente l’acqua del colorante deve essere ancora calda. Nel caso stiate tingendo tessuti o filati di cotone, lino o canapa potete continuare e farli bollire nel colorante, la lana e la seta invece, non accettano la bollitura. Lasciate il tutto nell’acqua con il colorante per un’altra ora mischiando piano ogni tanto. Togliete e lasciate l’acqua scorrere via da sola. Stendete senza strizzarli e cambiate spesso la posizione sullo stenditoio, affinché l’acqua non si accumuli su di un lato solo. Ricordate che il sole forte è uno sbiancante naturale, quindi se volete mantenere più vivi i colori seccate sempre all’ombra.

Qualche idea sulle materie coloranti vegetali.
Nel libro: “Historia dos Corantes Naturais” di Susana Uribarri, disponibile purtroppo solo in Portoghese, esiste una grande lista di alberi, frutti e radici da cui estrarre il principio attivo per colorare i tessuti, molti vegetali però sono tipicamente sudamericani ed impossibili da trovare qui in Italia che so...durante una piacevole passeggiata tra i monti o nelle nostre campagne, perciò il consiglio che posso dare è provare, provare, provare. Il mondo che ci circonda è una tavolozza di colori, forse detto così può sembrare una banalità ma estrarre i colori ( raccoglierli in natura, lavorarli, prepararli) siano essi vegetali o minerali ha in se una forza energetica del tutto speciale, oserei dire curativa in molti casi.

“ Ma la scienza moderna-ci dice la prof.ssa Uribarri- è molto differente dalla scienza antica, questa desiderava conoscere il tutto, la relazione tra le cose, il macro cosmo, l’universo dove si separa il microcosmo, universo dentro universo, anche se in questo modo, si corre il rischio a volte di dimenticarsi il tutto, il proprio universo”.

Per sua gentile concessione comunque vi esporrò una breve lista di elementi selezionati, da cui trarre i colori primari per tingere i tessuti, tratta dal suo libro “ Storia dei coloranti naturali”.

Per tingere tessuti gialli:
foglie e radici di ginestra, corteccia di melo, pero e ciliegio, foglie di ligustro (Ligustrum lucidum), buccia di cipolla (poco resistente al sole), foglie del banano (giallo-verde), fiori di zafferano bastardo (Carthamus tinctorius) , foglie di fresia, fiori di camomilla, foglie di evonimo (Euonymus japonicus), pigne (giallo tendente al rosso), rizoma e rami del rabarbaro che essendo di per se ricchi in tannino, non hanno bisogno di mordente.                          Per tingere tessuti rossi:
Radici e foglie di rubia (Rubia tinctorum),radici di carote, Pau Brasil, sanguinaria (ranuncolo), steli e fiori di zafferano, fiori di iris (violetto), semi di urucu anche detto colorau (si trova in negozi di cibo Brasiliano già triturato).
Per tingere tessuti neri:
corteccia di quercia, ghianda di quercia, legno di campeche (Hematoxylon campechianum) in italiano legno di campeggio che in atzeco è il famoso quamochitl.
Per tingere tessuti verdi:
Punta delle foglie di erica, rami schiacciati di ligustro (verde azzurro), grani di evonimo (Euonymus japonicus) bolliti nell’allume, foglie di frassino (Fraxinus excelsior), erba mate (Ilex paraguariensis) che potete trovare in qualsiasi negozio biologico già spezzettata pronta per essere bollita ( verde oliva).                                                                                                               Per tingere tessuti azzurri:                                                                          Foglie di indaco (Indigofera anil), buccia di uva rossa, il guado o gualdo (Isatis tinctoria).                                                                                               Per tingere tessuti marroni:
Radici di albero di noce, corteccia di acacia europea, corteccia di prugno selvatico(Ximenia aculeata), tè nero ( dipendendo dalla marca di tè e dalla concentrazione, potete ottenere toni differenti), bacche di ginepro, caffè forte, corteccia di eucalipto e di mogano.
Per tingere tessuti porpora:
Bacche di mirtillo ( usate per il tweed in Scozia) non hanno bisogno di mordente, radice di salice, corteccia di mogano.
Per tingere tessuti violetti:
Basilico selvaggio.
Per tingere tessuti fuxia-magenta:
Il lichene che si incontra nei boschi (sinceramente devo ancora provarlo), fornisce il color magenta quando il colorante sembra un poco sbiadito, ravvivarlo con un poco di aceto si otterrà una tinta rosata.

Ecco a voi una sintesi del libro di Susana Uribarri, tradotta personalmente per voi lettori appassionati di tessuti e di idee produttive. Questa è, ripeto, solo la parte riguardante i coloranti vegetali, ma è già molta cosa per poter cominciare a fare esperienze e lasciarci commenti interessanti.

Condividiamo i nostri esperimenti attraverso le varie tecniche di tintura e decolorazione dei tessuti. Con piacere daremo tutto lo spazio necessario a curiosità e esperienze vostre ringraziando di cuore la nostra artista argentina per averci permesso di condividere le sue conoscenze nel campo dei coloranti vegetali.

allume di rocca per il mordentetecnica di batik javanese atelier Uribarridisegno preparatorio per pittura su stampa atelier Uribarriserigrafia deconstruita di Susana Uribarrialtra serigrafia dell'atelier Uribarri su setatecnica shibori di Susana Uribarricuscini in seta colore indacopianta di rabarbaro per tintura gialla

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